Cittadinanza e pratiche

Cittadinanza per discendenza: cosa significa il rinvio della Corte costituzionale alla Corte di giustizia UE

La Consulta ha chiesto a Lussemburgo di pronunciarsi sulla riforma del 2025 e ha sospeso il giudizio. Cosa cambia e cosa no per chi ha una pratica in corso.

La riforma della cittadinanza approvata a marzo 2025 (decreto-legge 36/2025, convertito nella legge 74/2025) ha escluso il riconoscimento automatico per i discendenti nati all’estero in possesso di un’altra cittadinanza, salvo eccezioni. Tra queste: chi ha presentato domanda o ottenuto un appuntamento entro le 23:59 del 27 marzo 2025, chi ha un genitore o un nonno con sola cittadinanza italiana e chi ha un genitore che ha vissuto almeno due anni continuativi in Italia prima della sua nascita.

Ad aprile 2026, con la sentenza 63/2026, la Corte costituzionale ha respinto le questioni sollevate dal Tribunale di Torino. Il 23 luglio, con l’ordinanza 147/2026, ha però aperto un altro fronte: nei giudizi promossi dai tribunali di Mantova e Campobasso, che riguardano discendenti argentini e brasiliani, ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea se le norme sulla cittadinanza europea consentano di escludere chi è nato prima della riforma.

Nel frattempo la Corte ha sospeso il giudizio e altri procedimenti con la stessa questione possono essere sospesi. Un rinvio di questo tipo richiede di solito più di un anno. Non si tratta di un’abrogazione né di una bocciatura: la sentenza 63/2026 resta il riferimento vigente.

Ogni caso è diverso. Prima di avviare o riprendere una pratica conviene verificare la propria situazione familiare con un professionista o con il consolato competente.

Fonte: Gazzetta Ufficiale, ordinanza n. 147/2026 della Corte costituzionale